nero

  • Il dottor Nero Nouv.

    Il Dottor Nero è probabilmente la storia maggiormente conosciuta dell'intera opera di Marrama, che per questa ambientazione horror trae ispirazione dai vampiri di Bram Stoker e dalle verdi valli irlandesi.
    La giovane sposa del protagonista è misteriosamente attratta dal ritratto di un uomo pallido ed emaciato, vestito completamente di nero. La sua ossessione diventerà sempre più intensa con il procedere della narrazione, per poi sfociare in un tragico finale.



    Daniele Oberto Marrama (1874-1912) fu un giornalista ed avvocato particolarmente attivo nel territorio napoletano tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Fu redattore del "Mattino" e "Il Giorno", nonché redattore capo della rivista letteraria "La Settimana", fondata dall'amica scrittrice Matilde Serao.
    Condusse una vita anarchica da bohémien, intrisa di convinzioni antimonarchiche. Fu principalmente autore di racconti e novelle, ma si dedicò anche alla saggistica breve e alla poesia. La sua opera maggiormente conosciuta è la raccolta di storie horror e soprannaturali "Il ritratto del morto", uscita in volume nel 1907.

  • Il gatto nero

    Edgar Allan Poe

    Un gatto nero e un assassino, la follia, l'occulto. Impiccare un gatto domestico può rivelarsi controproducente, specialmente per un uomo dalla sanità in bilico tra l'alcolismo e l'ossessione. Presagi di sventura sui muri, visioni mistiche, ritorni dall'oltretomba - cosa, esattamente, sta succedendo in questa casa di campagna? Un continuo sprofondare nel baratro, un graduale abbandono della ragione a favore dell'oscurità della mente.



    Edgar Allan Poe (1809-1849) è stato uno scrittore e poeta americano, considerato il padre della letteratura horror, del poliziesco e uno dei pionieri della fantascienza. Autore principalmente di racconti brevi, le sue storie non sono mai catalogabili in un unico genere.
    Dopo la scoperta del grande pubblico, Poe è divenuto con il passare degli anni uno degli scrittori dall'estetica più nota e influente di tutta la letteratura. Tra i suoi racconti più noti ricordiamo: `Lo scarabeo d'oro', `La caduta della casa degli Usher', e `Il pozzo e il pendolo'.

  • Nero

    Jurgen Malitz

    In this rigorously researched biography Jürgen Malitz invites readers to reconsider the reputation of the Roman Emperor Nero.
    Focuses on the growing tension between Nero's artistic tendencies and his role as emperor.
    Steers readers through the diverse interpretations of Nero that have arisen through the ages.
    Allows readers to form a balanced judgment of this divisive and controversial Emperor.

  • Ambientato nella laboriosa Olanda repubblicana del Seicento, il romanzo narra un vero e proprio caso di spionaggio industrial e al tempo stesso una delicata, insolita storia d'amore.

    Cornelius Van Bearle sta per creare un fiore meraviglioso, un tulipano nero. Isaac Boxtel, suo vicino, cerca in ogni modo di appropriarsi dei preziosi bulbi, tanto da denunciarlo e farlo incarcerare con accuse fittizie. Cornelius viene però aiutato dalla giovane Rosa, figlia del guardian della prigione, che riesce a far fiorire i bulbi. Protagonista del romanzo è proprio il fiore, il tulipano nero, sullo sfondo le lotte dei Paesi Bassi nel travagliato periodo della fine del Seicento.



    Alexandre Dumas (Villers-Cotterêts, 1802 - Seine-Maritime, 1870) du uno degli scrittori più popolari della sua epoca. Il suo nome è legato a oltre trecento opera di narrative, di saggistica, di teatro e di viaggio. Alcune delle sue opera, tra cui ricordiamo, oltre a Il tulipano nero, La regina Margot, I tre moschettieri, e Il Conte di Montecristo, sono ancora oggi lette e amate in tutto il mondo.

  • L'alfier nero

    Arrigo Boito

    Siamo in una stazione termale svizzera a metà Ottocento. Tom è un ragazzo giamaicano che è diventato erede universale di un facoltoso lord inglese. Lo statunitense Giorgio Anderssen, altro ospito della stazione termale, sfida Tom ad una partita di scacchi. È l'inizio di un match tesissimo che vede contrapporsi due giocatori dalla tecnica molto diversa.
    Considerato uno tra i migliori racconti della letteratura italiana ottocentesca, 'L'alfier nero' affronta anche, seppur in modo abbastanza indiretto, la tematica del razzismo.



    Arrigo Boito (1842-1918) è stato un poeta, librettista e compositore italiano. Il suo duplice talento di poeta-musicista lo mise in luce sin da subito nel panorama intellettuale dell'epoca dove si distinse per i suoi libretti d'opera, tra i massimi capolavori del genere. Il punto più alto della sua produzione è comunemente considerato il dramma musicale 'Mefistofele' che condensa l'intero 'Faust' di Goethe.

  • Dopo la morte di suo padre, il temutissimo Corsaro Nero, Jolanda è rimasta orfana. Divenuta adulta, la giovane donna deciderà di lasciare l'Italia per le cristalline ma pericolose acque del Mar dei Caraibi. Lì, infatti, suo nonno materno le ha lasciato un'eredità da riscattare. Jolanda sarà però fatta prigioniera dal conte di Medina e Torres, zio illegittimo da parte di madre, il quale vuole tenere l'eredità tutta per sé. Nonostante siano passati ormai parecchi anni dalla sua morte, però, il Corsaro Nero è ancora una leggenda nei Caraibi e molti dei filibustieri che gli erano amici sono ora esponenti di spicco della società piratesca. Uno di questi, Morgan, venuto a conoscenza della prigionia di Jolanda, deciderà quindi di lanciarsi al salvataggio della figlia del suo ex capitano...

    `Jolanda, la figlia del Corsaro Nero' è il terzo capitolo del ciclo dei `Corsari delle Antille', una serie di romanzi scritti da Emilio Salgari ambientati nel Mar dei Caraibi.



    Emilio Salgari (1862-1911) è stato uno scrittore italiano. Prolificissimo autore di romanzi d'avventura, è noto soprattutto come il creatore del pirata Sandokan. Tra le sue opere più famose, ricordiamo i libri raccolti nel 'Ciclo dei pirati della Malesia' e nel 'Ciclo dei corsari delle Antille'.

  • Riso nero

    Sherwood Anderson

    Nell'America dei ruggenti anni Venti, Bruce Dudley lascia all'improvviso la moglie e il lavoro di giornalista per iniziare un viaggio alla ricerca di un'identità più autentica, al di fuori delle castranti convenzioni sociali della città.
    Prendendo solo poche cose con sé, decide di discendere il Mississippi come un moderno Huckleberry Finn per poi raggiungere la quieta cittadina di Old Harbor, nella valle del fiume Ohio, dove da bambino aveva vissuto con la famiglia.
    Lì, Bruce è finalmente pronto a ritrovare la pace e la serenità tanto desiderate, ma l'incontro con una donna lo costringerà a mettere tutto in discussione ancora una volta.



    Sherwood Anderson (1876 - 1941) è stato un autore statunitense molto attivo nella scrittura di romanzi e raccolte di racconti brevi.
    Noto al pubblico soprattutto grazie alla raccolta di racconti "Winesburg, Ohio" (1919), che ebbe un'influenza profonda sulla letteratura e sulla narrativa americana, fu uno scrittore prolifico e apprezzato da molti suoi colleghi e coetanei, tra cui Hemingway e Scott Fitzgerald.
    Personalità irrequieta e tormentata, con un quadro familiare burrascoso, nel corso della propria vita viaggiò e si spostò molto, ed ebbe tre divorzi e quattro matrimoni.

  • Il Corsaro Nero

    Emilio Salgari

    E' l'età d'oro della pirateria e siamo nel Mar dei Caraibi. Inglesi e francesi provano a contrastare il dominio spagnolo grazie all'aiuto dei corsari. Uno di loro, il temibile Corsaro Nero, ha ripescato sulla sua nave, la Folgore, due naufraghi. Questi gli racconteranno di Wan Guld, un duca fiammingo che a quanto pare ha ucciso proprio il fratello del Corsaro Nero. Inizia così una sanguinosa storia di vendetta, ambientata nelle acque esotiche dei Caraibi e sulla misteriosa isola di Tortuga, tra roboanti colpi di cannone, infinite bottiglie di rum e le minacciose vele nere delle navi corsare.

    Il Corsaro Nero fa parte del Ciclo dei Corsari delle Antille, una serie di romanzi d'avventura scritti da Emilio Salgari.

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    Emilio Salgari (1862-1911) è stato uno scrittore italiano. Prolificissimo scrittore di romanzi d'avventura, è noto soprattutto come il creatore del pirata Sandokan. Tra le sue opere più famose ricordiamo i libri raccolti nel Ciclo dei Pirati della Malesia, tra cui le Tigri di Mompracem, e il Ciclo dei Corsari delle Antille, tra cui il Corsaro Nero.

  • Brescia, Italie, de nos jours. Giuliano Nero, un ex-flic devenu détective privé, végète dans une sorte d'indifférence grise et apathique. Décalé, démotivé, absent. Jusqu'à ce qu'un homme, venu vers lui en désespoir de cause, parvienne à le sortir de sa torpeur : le père d'une jeune femme assassinée récemment, Silvia, retrouvée égorgée dans une scierie. Les terribles blessures qu'on lui a infligées ont été grossièrement recousues sur les lieux du crime, très certainement par son assassin.
    Un suspect "un repris de justice" a été arrêté presque aussitôt, et accusé du meurtre. Lors de son procès, l'homme, schizoïde avéré, reconnaîtra même les faits. Mais cette version ne parvient pas à convaincre le père de Silvia. Pétri de doutes, Nero se lance sur la trace du véritable criminel, resté impuni. La première piste sérieuse que lui fournit son enquête est celle d'un chenil, qui a tenté de joindre Silvia trois jours avant sa mort.


  • Ivan Vanenko, l'assassin de Sylvia, a été arrêté grâce à Giuliano Nero. Celui-ci se plonge dans le journal du criminel et est fasciné par sa personnalité, forgée par les leçons reçues de son père, un rescapé de la Seconde Guerre mondiale. Vanenko est transféré en fourgon blindé. Nero suit en voiture. Il y a un accident dont ils sont les seuls survivants. Et Vanenko est à nouveau en liberté...


  • Repartir à zéro. L'occasion d'expier mes fautes. D'habitude, les types comme moi pourrissent en prison jusqu'à leur mort. Tant que j'ai une enquête à élucider, ça veut dire que je suis encore vivant.

  • Le leggende del castello nero Nouv.

    In questo racconto di ispirazione gotica e noir, ambientato nell'Italia dell'Ottocento, il narratore è un uomo che sostiene di aver vissuto molteplici vite, alcune che ricorda, altre che ignora totalmente. Tutte però lo hanno condotto nello stesso luogo misterioso: un vecchio castello gotico, nel mezzo della campagna, dove vive una dama bellissima e sola che aspetta da sempre il ritorno del suo innamorato.



    Igino Ugo Tarchetti, (1839 - 1869) è stato uno scrittore, poeta e giornalista italiano. Anticonformista e tendente alla malinconia e alle fantasie macabre, fu uno dei più importanti esponenti del movimento letterario della Scapigliatura milanese e scrisse diverse opere tra romanzi, racconti e poesie. Il suo romanzo più celebre fu "Fosca" (1869): ispirato largamente a fatti autobiografici, venne pubblicato postumo e terminato dallo scrittore e amico Salvatore Farina.

  • «Monique no sentía ninguna vergüenza, ningún remordimiento. Aquella compañía de una hora no le había prometido nada. No mentía.»
    Monique Lerbier es una chica de bien, pronto se casará con el hombre que ama pero una noche lo sorprende en compañía de otra mujer. Humillada, se venga con el primero que pasa y decide así tomar las riendas de su destino y de su vida. Inicia su recorrido para emanciparse a través de múltiples experiencias amorosas y del tranquilizador olvido de las drogas.
    La novela, escrita en 1922, tiene el mérito de haber fijado la mítica figura de la garçonne convirtiéndose en el gran best-seller de los locos años veinte.
    La Garçonne vendió en Francia más de 750.000 ejemplares e inspiró cuatro películas, una de las cuales supuso el debut cinematográfico de Édith Piaf.
    SOBRE EL AUTOR
    Victor Margueritte nace en 1866 en Argelia. Después de realizar una corta pero reconocida carrera militar, llega a convertirse en uno de los escritores franceses más importante de principios del siglo XX. Sus comienzos literarios se centraron en la poesía y en la traducción de obras de Calderón de la Barca. En 1922 publica la novela que se convertirá en su gran éxito, La garçonne. El precio a pagar por la libertad de expresión fue el de una crítica imparable, la censura de la obra e incluso la retirada de la Legión de Honor.
    Finalmente, condenado al ostracismo intelectual, se retiró a vivir junto al mar hasta 1942, año de su fallecimiento.
    EXTRACTO
    Monique Lerbier hizo sonar la campanilla.
    -Mariette -dijo a la doncella
    -,mi abrigo...
    -¿Cuál, señorita?
    -El azul. Y el sombrero nuevo.
    -¿Se los llevo a la señorita?
    -No, déjelos en mi habitación...
    Una vez sola, Monique suspiró. ¡Ese rastrillo benéfico era un engorro, menos mal que se encontraría allí con Lucien! Se estaba tan a gusto en el saloncito... Recostó la cabeza en los cojines del sofá y se sumergió de nuevo en sus ensoñaciones.

  • Metrópolis

    Thea Von Harbou

    Un relato futurista bajo la sombra del nazismo
    Mediador entre la "mente que crea y las manos que construyen", Freder, único y amado hijo del Señor de Metrópolis, es el "corazón" que siente y sufre por los habitantes de la tecnológica Babel del futuro que viven al servicio de las máquinas. Rechazando la violencia de una revolución social, Freder, con la ayuda de María, "Virgen" y "Madre ", ofrece a una humanidad aniquilada por el trabajo y la fatiga la posibilidad de una rescate que les permita volver a la originaria armonía entre el hombre y la naturaleza y entre el individuo y la sociedad.
    Publicada en 1927, Metrópolis, la novela de Thea von Harbou, guionista de algunas de las películas más importantes del cine alemán de los años veinte y treinta, nace como una adaptación del guión que la propia autora había preparado para la homónima película de Fritz Lang. Incluso en su natural proximidad con el tema original y la obra maestra del director vienés, la novela de von Harbou se presenta, sin embargo, como un obra autónoma, caracterizada por una escritura visionaria, vibrante y a menudo fabulística que logra captar los aspectos más devastadores de la moderna sociedad industrial.
    Una novela distópica de la famosa Thea von Harbou para todos los aficionados del género
    SOBRE LA AUTORA
    Thea von Harbou nace el 27 de diciembre de 1888 en Baviera, en el seno de una familia noble germano-danesa venida a menos. Después de dedicarse a la carrera de actriz, decide finalmente entregarse a la literatura convirtiéndose, al final de la Primera Guerra Mundial, en una autora muy popular.
    En los años veinte comenza su intensa actividad cinematográfica, colabora con los más importantes directores alemanes de la época como Murnau, Dreyer o von Gerlach. En 1922 se casa con Fritz Lang con el que firma, entre otros, los guiones de Metrópolis (1926), M, el vampiro de Düsseldorf (1931) y El testamento del Dr. Mabuse (1933). En 1932 se afilia al Partido nacionalsocialista convirtiéndose en una de las figuras más representativas de la industria cinematográfica del Tercer Reich. Muere en Berlín en 1954.
    EXTRACTO
    El estruendo del gran órgano se elevó como un intenso rugido hacia la cúpula. Su fuerza titánica redoblaba en la bóveda como queriendo romperla en mil pedazos y huir al infinito.
    Freder echó la cabeza hacia atrás; sus ojos, desorbitados y enardecidos, miraban sin ver hacia lo alto. Sus manos ordenaban aquel caos de notas y creaban música, luchaban con la vibración del sonido que se agitaba hasta lo más profundo de su
    ser. Nunca había estado tan cerca de las lágrimas en su vida,
    y ahora, dichoso e impotente, se abandonó a aquella neblina brillante que le aturdía.

  • F. Scott Fitzgerald definió Muchos matrimonios una de las mejores novelas de Sherwood Anderson
    El libro abraza la tesis del fracaso de la institución del matrimonio, es decir de la monogamia. Por esta razón fue vetado en muchas librerías de Estados Unidos y de Inglaterra y creó no pocos problemas a su editor. A pesar de ello Fitzgerald afirmó que no se trataba de un libro inmoral sino de un libro ferozmente antisocial. El mismo Anderson adelantó que al libro se le acusaría de inmoralidad, pero solo porque investigaba en la dirección de una liberación física y mental del ser humano.
    La novela puede parecer como la simple historia de un adulterio hasta puede parecer de lo más obvio: el jefe con su secretaria, pero la reflexión de Anderson despojada de inhibición, es mucho más profunda y mística, quiere ahondar en la esencia del hombre para entender cuáles fuerzas interiores, a veces inevitables, lo mueven a través de las convenciones sociales.
    Una reflexión interesante sobre las relaciones sentimentales y resueltamente moderna para la época en la que fue publicada
    SOBRE EL AUTOR
    Sherwood Anderson (1876-1941), es considerado por muchos el padre de la literatura norteamericana moderna, ha brillado en la forma de la short story. Muy conocido por el gran público gracias a Winesburg, Ohio, una recopilación de relatos que ejerció una profunda influencia en la narrativa norteamericana. Su estilo sirvió de modelo y se puede vislumbrar detrás de muchos autores de la talla de Ernest Hemingway, William Faulkner, Thomas Wolfe, John Steinbeck.
    EXTRACTO
    Un hombre llamado Webster vivía en una ciudad de veinticinco mil habitantes en el estado de Wisconsin. Tenía una esposa llamada Mary y una hija llamada Jane, y él mismo era un próspero fabricante de lavadoras. Cuando el asunto sobre el que voy a escribir ocurrió, él rondaba los treinta y siete o los treinta y ocho, y su única hija tenía diecisiete. No será necesario hablar de los detalles de su vida previos al punto en el que una cierta revolución se desató en su interior. No obstante, era un hombre más bien tranquilo, inclinado a tener ensoñaciones que intentaba ahuyentar de su interior con objeto de funcionar como fabricante de lavadoras; y, sin duda, en momentos inesperados, cuando estaba en el tren, con destino a algún lugar, o quizás los domingos por la tarde, en verano, cuando iba solo a la oficina desierta de la fábrica y permanecía sentado varias horas mirando por la ventana a lo largo de los raíles del tren, daba rienda suelta a sus sueños.

  • El eclipse de Yukio Mishima es un retrato íntimo y personal del autor que revolucionó las letras niponas. Ishihara aborda la compleja personalidad de quien fue su maestro y protector, analizando la persona y el personaje a través de su obra, sus espejismos y su patológico culto al cuerpo.
    «La foto que más me gusta es una que le tomaron cerca de Yotsuya-Mitsuke, cuando aún era un funcionario. No tendría más de veinte años y su cara refleja el cansancio de la doble vida que llevaba, la de funcionario y escritor nocturno. Es un Mishima aún sin fama, un solitario que parece preocupado por su vida, que de algún modo ya deja traslucir su fervor. Esa foto atrapó un instante fugaz de su juventud, una cierta belleza.»
    Un testimonio directo que nos devuelve la imagen de un escritor insatisfecho al que vemos subirse al ring en un fallido intento por ser boxeador o durante el rodaje de una película como pésimo actor.
    Con la revisión de la figura del malogrado autor, Ishihara ofrece a la vez una panorámica de los círculos literarios del Japón de posguerra, con sus inevitables envidias y rivalidades
    SOBRE EL AUTOR
    Shintaro Ishihara nace en 1932 en Suma-ku, Kobe, y en 1952 inicia sus estudios en la Universidad Hitotsubashi, donde se gradúa en 1956. Apenas dos meses antes de la graduación, Ishihara gana el Premio Akutagawa con La estación del sol, cuya adaptación al cine supuso el debut de su hermano mayor Yujiro, que se convertiría en uno de los actores más reconocidos de la escena nipona.
    En 1968 inicia su carrera política, que culmina como gobernador de Tokio de 1999 a 2012, una labor que desempeñó en medio de muchas polémicas por sus políticas nacionalistas.
    EXTRACTO
    La mayor fortuna de la que podía gozar la obra literaria de Yukio Mishima en el presente consiste, sin duda, en que al fin ha llegado el momento de que sus obras se lean tal cual, es decir, por sí mismas, ajenas a la poderosa influencia de su autor. Es la lógica del tiempo, una consecuencia inevitable después de los más de veinte años transcurridos desde su muerte.1 Un proceso natural para cualquier otra obra literaria y que en el caso de Mishima se puede considerar afortunado. Dicho sin ambages, su obra al fin se ha liberado de su autor o, más bien, de su alargada y poderosa sombra. Además, el tiempo ha traído nuevos lectores que nada tienen que ver con las circunstancias históricas del autor que las escribió.

  • Ubú en Bicicleta

    Alfred Jarry

    Las historias velocípedas locas del famoso Alfred Jarry
    A más de cien años de su muerte aparece la silueta de Alfred Jarry, ávido de ejercicio físico y de nuevas sensaciones. La bicicleta, así como la absenta o el revolver, es una continuación natural de la máscara de Ubú que Jarry llevó toda su vida.
    ¿Acaso no dormía junto a su esqueleto externo, la Clement Luxe 96, mítica bicicleta que nunca llegó a pagar?
    Ubú en bicicleta recoge los escritos velocípedos de Jarry, veremos a Jesús en derrapada en el Gólgota, Ixión atado a su rueda por la eternidad, el acróbata de la Vuelta de la Muerte, una quíntupla lanzada detrás de un tren de Paris a la Siberia, unos ciclistas borrachos y dopados con el Perpetuetal Food...
    Tantas historias absurdas como divertidas que representan perfectamente la obra de Jarry
    SOBRE EL AUTOR
    Alfred Jarry (1873-1907) fue un escritor excéntrico hasta el escándalo. Mientras Europa celebraba los fastos de la belle époque, el teatro grotesco de Jarry denunciaba la hipocresía, la absurdidad y la violencia que estaban detrás de las buenas maneras de la sociedad burguesa, de la que fue un crítico hilarante y cruel. Su experimento teatral y literario culmina en la invención de una nueva ciencia: la patafísica, una ciencia burlesca quese propone estudiar las leyes que regulan las excepciones. Su obra teatral más conocida es Ubú Rey escrito en 1896, a la que seguirá en 1900 Ubú encadenado, ambas son feroces parodias del poder a través de la deformación grotesca.
    EXTRACTO
    Del mismo modo que aprendemos que las figuras geométricas, si prolongamos sus líneas hacia el exterior, construyen otras figuras de propiedades similares y de mayores dimensiones, el hombre ha tardado bastante en darse cuenta de que sus músculos podían mover, por presión y no ya por tracción, un esqueleto exterior a sí mismo y locomotor preferible, ya que no necesita la evolución de siglos para transformarse según la dirección del plus de fuerza utilizada. Los Rosny ya llamaron al ciclo un nuevo órgano; es sobre todo una prolongación mineral de nuestro sistema óseo, y casi indefinidamente perfectible por tener su origen en la geometría.

  • Iniciación de un hombre: 1917es el exordio literario de John Dos Passos. Publicado en 1920, cayó en el olvido hasta la consagración del escritor estadounidense, casi veinte años más tarde.
    Dos Passos escribe este relato autobiográfico sobre la masacre y la destrucción de la guerra de trincheras, experiencia vivida como conductor de ambulancias en el frente franco-alemán hacia donde se alistó como voluntario en 1917.
    Iniciación de un hombre: 1917 es un impresionante mosaico de crudas instantáneas de guerra. Un libro que funde la narración biográfica y de formación con la crónica de los convulsos años de la Gran Guerra.
    En la obra resuena vívido y dramático el relato del desencanto y de la desilusión de aquella generación entregada a la barbarie de la guerra. Personas que solo encontraron la salvación en la fe en el hombre y la compasión.
    SOBRE EL AUTOR
    John Dos Passos (1896-1970), escritor y periodista, autor de algunas de las obras más representativas de la literatura norteamericana.
    El compromiso civil y político constituye desde los primeros años el centro de su inspiración literaria. Con Manhattan Transfer (1925) llega su primer gran éxito. En 1927 es detenido en Boston por protestar contra la ejecución de Sacco y Vanzetti, los dos anárquicos italianos, a cuya causa dedicará el panfleto Ante la silla eléctrica.
    A este seguirá la publicación de las novelas que le otorgarán fama mundial: El paralelo 42 (1930), 1919 (1932) y El gran dinero (1936), textos recopilados en 1938 bajo el título de Trilogía USA.
    Hacia la mitad de los años treinta su orientación política muta gradualmente hasta llegar a dar su apoyo en los años cincuenta al senador republicano Joseph McCarthy. A pesar de haber seguido escribiendo, Dos Passos no volverá a alcanzar la misma calidad literaria de la hizo muestra en su «década roja». Muere en Baltimore en 1970.
    EXTRACTO
    En el enorme cobertizo del muelle, atestado de cestos y maletas e interceptado por pasamanos que conducen hasta los buques que hay a ambos costados, una banda de música está interpretando una chillona melodía hawaiana; las gentes danzan por entre las pilas de cajas y baúles. Hay gran abundancia de uniformes color caqui y numerosos jóvenes están agrupados riendo y charlando en voces exaltadas por la emoción. A la luz pardusca del muelle, repleto de hileras de cajas amarillas, barriles y sacos, invadido por el barullo de las grúas, entre las que serpentea la alegre y trivial tonada hawaiana, se ve gran profusión de vestidos alegres, sombreros femeninos de brillante colorido y pañuelos blancos.

  • América

    Vladimir Maiakovski

    Vladimir Maiakovski cuenta su extraordinario viaje hasta América
    "Odio Nueva York los domingos. Alrededor de las diez de la mañana un oficinista, sin ponerse los pantalones, se sienta delante de la ventana con un diario de un centenar de páginas. Primero lee durante una hora la sección de anuncios publicitarios, después de la publicidad, hojea la sección de robos y asesinatos."
    En el apogeo de su gloria el poeta ruso Vladimir Maiakovski deja Moscú para ir a América. Un viaje soñado pero interrumpido y aplazado muchas veces debido a las dificultades para obtener el permiso de entrada. El viaje durará tres meses, de julio a octubre de 1925. Maiakovski describe con gran riqueza de detalles sus impresiones: los dieciocho días de navegación, su paso por La Habana, la violencia y las corridas sangrientas de México y finalmente su entrada en Estados Unidos, verdadero objetivo del viaje, y no solo porque es el primer poeta de la Rusia soviética en visita "oficial" en el imperio del capitalismo, sino también porque el poeta futurista cantó Chicago antes de conocerlo, adora Broadway y considera las estaciones de Nueva York "una de las vistas más majestuosas del mundo".
    Un relato para descubrir la América en el siglo XIX a través de los ojos de un poeta ruso
    SOBRE EL AUTOR
    Vladimir Maiakovski (1893-1930), el poeta de la Revolución de Octubre, inicia su carrera literaria como ilustrador junto a los cubofuturistas. Personalidad prepotente y animada por un gusto extremo por la provocación: memorables sus disfraces y escandalosas actuaciones en las veladas futuristas. Después de la revolución trabajó en la Rosta, agencia telegráfica rusa, realizando carteles de propaganda y eslóganes. En 1923 asume la dirección de la revista Lef (Frente de Izquierda de las artes). Cada vez más solo en un mundo que sentía ajeno se suicida en 1930.
    EXTRACTO
    Mi último viaje: Moscú, Königsberg (por aire), Berlín, París, Saint-Nazaire, Gijón, Santander, el cabo de La Coruña (España), La Habana (la isla de Cuba), Veracruz, la Ciudad de México, Laredo (México), Nueva York, Chicago, Filadelfia, Detroit, Pittsburgh, Cleveland (los Estados Unidos de América del Norte), El Havre, París, Berlín, Riga, Moscú.
    Necesito viajar. Para mí, el contacto con todo lo que respira vida sustituye casi a la lectura de libros. El viaje emociona al lector de hoy. En lugar de historias ficticias, supuestamente curiosas, sobre temas, imágenes y metáforas aburridas, surgen experiencias interesantes por sí solas.
    He vivido demasiado poco como para describir los detalles de una forma correcta y pormenorizada. He vivido lo bastante poco como para retratar fielmente los rasgos generales.

  • Joyce en París

    Aa.Vv.

    «¿Hay alguien que me entienda?» Esto se preguntaba uno de los protagonistas de Finnegans Wake y quizá el mismo Joyce. 
    Las vicisitudes de la publicación del Ulises, uno de los libros más reseñados y menos leídos de la historia, tiene muchos protagonistas, empezando por Sylvia Beach y su edición parisina de mil ejemplares y acabando al otro lado del Océano con la censura y la sucesiva operación de marketing ideada por Random House en 1934.
    Presentamos aquí la fascinante aventura de una de las grandes obras del pasado siglo, cuya primera edición se subastó en 2009 por 450.000 dólares, el precio más alto que jamás se haya pagado por la primera edición de una obra del siglo XX.
    Se incluyen también la reedición de James Joyce: sus últimos años en París de V. B. Carleton con prólogo de Simone de Beauvoir, la crónica del reportaje fotográfico que los amigos y editores de Joyce encargaron a una joven Gisèle Freund, y una serie de retratos que inmortalizan a Joyce en su entorno cotidiano y cuyo propósito era hacer publicidad para la inminente publicación de la que sería la última novela del escritor: Finnegans Wake.
    Prólogo de Simone de Beauvoir. Incluye álbum fotográfico.
    Una obra imprescindible para descubrir uno de los
    grandes autores del siglo XX
    SOBRE LOS AUTORES
    Gisèle Freund (1908-2000) sus fotografías han aparecido en libros e importantes revistas de todo el mundo. Doctora por la Sorbona en Sociología del Arte, es autora de La photographie en France au XIXe siècle, publicado en 1937, y de Photographie et société, publicado en 1974. Pasó largas temporadas en América Latina, y en 1954 publicó un álbum de fotografías, Mexique précolombien. Vivió en París hasta su muerte.
    V. B. Carleton nació en Estados Unidos, aunque pasó muchos años en el extranjero. No solo es autora de los comentarios de este libro, sino que también colaboró con Freund en la selección y disposición de las fotografías. Esta labor, según sus propias palabras, fue una verdadera tarea de amor, pues le hizo evocar sus días de juventud cuando, en su primer viaje a París, conoció a Adrienne Monnier, a Sylvia Beach y a muchas de las personalidades que frecuentaban la rue de l'Odéon. Es asimismo autora de las novelas Back to Berlin y de Hour of Departure (Heinemann 1963).
    EXTRACTO
    Debía de correr el año 1934 cuando vi por vez primera a James Joyce, cenando con su bella esposa en un restaurante cercano a la estación de Montparnasse. Yo estudiaba en la Sorbona, y Joyce era uno de los ídolos literarios de mi generación. Observé fascinada al hombre esbelto y flaco que recibía por parte del camarero las atenciones que solo las personas célebres merecen.
    A lo largo de la década de los treinta, la última de su vida, Joyce se movió en círculos muy diferentes a los que había frecuentado en los años veinte. Antiguos amigos como Ezra Pound habían abandonado París; el famoso grupo capitaneado por F. Scott Fitzgerald y el joven Ernest Hemingway había pasado a la historia. «¿Cómo es que no tienes fotografías de toda esa gente? -me preguntarían los editores años después-. ¿No tienes ninguna de Hemingway con Sylvia Beach? ¿Por qué no?» La respuesta parecía obvia: «Nací demasiado tarde».

  • Una novela corta de D.H. Lawrence y emblemática de la época en la que vivó en México
    "Partió sin miramientos, a horcajadas sobre su fuerte caballo ruano, vestida con un conjunto de amazona de tosco lino, la falda de amazona por encima de los calzones de lino, un lazo carmesí sobre la blusa blanca y un sombrero negro de fieltro por tocado. Con la vista en el horizonte dejó atrás el hogar. Ni siquiera se volvió para despedirse con la mano."
    Una mujer de poco más de 30 años, infeliz, casada con un hombre mayor que ella y a menudo ausente, decide coger un caballo e ir en busca de las comunidades indias que viven más allá de las montañas. Es un acto de rebeldía, liberatorio e impulsivo que la lleva a recorrer un camino interior y espiritual hacia una nueva sensibilidad.
    La mujer que se fue a caballo fue escrito en 1925 cuando Lawrence acababa de volver de México, etapa de su biografía de la se ha hablado poco pero que representó un momento clave en su poética y en su concepción de la vida.
    Una lectura fascinante y conmovedora que nos adentra en un universo erótico y perturbador.
    SOBRE EL AUTOR
    D.H. Lawrence nace en 1885 en Eastwood, un pueblo del norte de Inglaterra. Después de las primeras experiencias literarias, entre 1922 y 1925 viaja por Australia, Asia
    y México. En 1925 vuelve a Europa donde, entre 1926 y 1928, retoma su actividad de escritor y pintor. A esos años se remonta la creación de su gran obra El amante de lady Chatterley que sus contemporáneos pudieron leer en una versión censurada y solo en 1960 en su versión integral. Enfermo de tuberculosis en los últimos años de su vida, viaja en busca de lugares soleados y salubres. Muere en el sur de Francia en 1930.
    EXTRACTO
    Pensó que aquel matrimonio, de entre todos los matrimonios, sería una aventura. Aunque no porque el hombre en sí le produjese lo que se dice magia. Era un individuo menudo y nervudo, un tanto contrahecho, veinte años mayor que ella, de ojos castaños y pelo entrecano, que había llegado a América desde Holanda hacía años, siendo todavía un chiquillo y apuntando maneras de pordiosero.

  • Informacion sobre la competición ciclista más conocida por el mundo recolectada por Mario Fossati
    Después de veintitrés etapas y casi cinco mil kilómetros, al término del Tour de Francia de 1952, los aplausos del Parque de los Príncipes son todos para el maillot amarillo italiano, el dominador absoluto de la carrera: Fausto Coppi. Con el apoyo del equipo nacional en el que brillaban entre otros dos grandes del ciclismo italiano, Gino Bartali y Fiorenzo Magni, Coppi logró resistir a los ataques de los franceses, de los belgas y de los españoles y reponerse a una serie de desafortunados accidentes.
    Mario Fossati fue testigo de aquella hazaña. Enviado por La Gazzetta dello Sport, siguió la carrera desde una motocicleta y recopiló información en los hoteles donde se alojaban sus protagonistas. En el libro narra el triunfo de Coppi día tras día como si fuera un guion cinematográfico.
    Fossati no se limita a la descripción de las etapas sino que ofrece un retrato de todos sus protagonistas, analiza la rivalidad entre Coppi y Bartali, desvela las estrategias de Alfredo Binda, excampeón y capitán del equipo italiano, y recopila las palabras de Biagio Cavanna, el fisioterapeuta ciego, mentor de Coppi.
    Con un estilo tan elegante y potente como una escapada del Campeonísimo, uno de los maestros del periodismo italiano nos devuelve aquel ciclismo heroico, el deporte por excelencia, en el que una entera generación se vio reflejada
    SOBRE EL AUTOR
    Mario Fossati (1922-2013), uno de los más destacados periodistas deportivos italianos, sobrevivió de milagro a la campaña de Rusia de la Segunda Guerra Mundial. En 1945 empezó a colaborar con La Gazzetta dello Sport, en 1956 aterrizó junto a su gran amigo Gianni Brera en la redacción del Giorno y, finalmente, en 1982 llegó a La Repubblica.
    Escribió sobre todo de ciclismo, boxeo e hípica. El Tour de France escrito en 1977, es su único libro.
    EXTRACTO
    En aquella época, el ciclismo se apoyaba sobre dos pilares, el Parc des Princes (cuya pista roja había desaparecido a golpe de zapapico) y el hipódromo Vigorelli. Aquel domingo de mediados de julio, Fausto Coppi, el vencedor, desfilaba ante los parisinos (la multitud anónima del pueblo parisino, escribirá Gaston Bénac).
    Fausto parecía hecho de aire. El maillot de seda, el último maillot del Tour, le marcaba las costillas. Tenía las piernas aún brillantes de embrocación. Estaba tenso como un purasangre. Era el dominador del Tour.

  • Violentas y sensuales, las historias de La estación del sol componen un retrato de los adolescentes japoneses en los años cincuenta, inmortalizados en su afán de rebelión inconsciente contra los códigos morales del antiguo Japón
    Es una juventud que no busca una moralidad moderna y real que reemplace a la antigua, sino una antimoralidad hecha de sexo indiscriminado, brutalidad y placeres momentáneos; es la generación conocida como la Tribu del Sol.
    Elogiada por Yukio Mishima, la obra se alzó en 1955 con el Premio Akutagawa, el galardón literario más prestigioso de Japón. El libro se convirtió en un best-seller, al que siguieron dos adaptaciones a la gran pantalla que consagraron a sus protagonistas como ídolos adolescentes.
    La obra de Ishihara, surgida de las cenizas de la guerra, es una radiografía del boom posbélico que da cuenta de la inevitable caída de los valores tradicionales y del auge del materialismo en un mundo cada vez más acelerado
    SOBRE EL AUTOR
    Shintaro Ishihara nace en 1932 en Suma-ku, Kobe, y en 1952 inicia sus estudios en la Universidad Hitotsubashi, donde se gradúa en 1956. Apenas dos meses antes de la graduación, Ishihara gana el Premio Akutagawa con La estación del sol, cuya adaptación al cine supuso el debut de su hermano mayor Yujiro, que se convertiría en uno de los actores más reconocidos de la escena nipona.
    En 1968 inicia su carrera política, que culmina como gobernador de Tokio de 1999 a 2012, una labor que desempeñó en medio de muchas polémicas por sus políticas nacionalistas.
    EXTRACTO
    Los sentimientos que Tatsuya albergaba hacia Eiko eran parecidos a la fascinación que sentía por el boxeo. La joven le procuraba esa especie de placer entreverado de pasmos que solo conocen los boxeadores cuando están a punto de ser abatidos en una esquina del ring, cuando forcejean para defenderse de una serie del adversario.
    Tatsuya apreciaba el goce y la franca alegría que sentía en el momento de recuperar el vigor, cuando rectificaba sus pasos después de que le hubieran golpeado. Lo mismo sentía entre asaltos, en ese minuto de descanso y espera al sonido de la campana, cuando el entrenador le masajeaba los hombros susurrándole algunos consejos. En realidad no prestaba atención a sus palabras. En lugar de eso, sentado en la esquina opuesta del cuadrilátero, fulminaba a su adversario con una terrible mirada dominado por el impulso de abalanzarse contra él en el nuevo asalto, sin dejarse vencer por la impaciencia en ese instante en el que se dispone de algo de tiempo para tantear al enemigo.

  • Kallocaína

    Karin Boye

    ¿Qué occurre cuando la ciencia escapa al control de los hombres?
    Kallocaína es el nombre del suero de la verdad que el científico Leo Kall ha inventado para garantizar al Estado seguridad y estabilidad, pero la verdad se escapa a la instrumentalización y sus efectos son demoledores: el protagonista asiste horrorizado al surgir gradual de una conciencia individual y autónoma con la que intenta luchar.
    Escrita en 1940, Kallocaína es una novela antiutópica, en la línea de 1984 de Orwell que se publicó unos años más tarde, inspirada en el apogeo del nacionalsocialismo en Alemania. Con la serie de novelas antiutópicas que vieron la luz en la segunda mitad del siglo XX, comparte la visión pesimista de un futuro totalitario y deshumanizado, pero lo que hace de Kallocaína algo único en su género es la concepción de la dictadura como algo inherente a la conciencia individual. Karin Boye describe con lucidez un futuro gris, dominado por un Estado policial que llega a invadir la esfera privada de los ciudadanos suprimiendo toda forma de libertad. Los hombres se han convertido en máquinas cuya función principal es reproducirse, obedecer y no sentir.
    Una novela distópica sobre los riesgos de la ciencia y los aspectos más oscuros del ser humano
    SOBRE LA AUTORA
    Karin Boye (1900-1941) una de las personalidades más sensibles e innovadoras de la literatura escandinava de la primera mitad del siglo XX. Después de la Primera Guerra Mundial se une al movimiento pacifista Clarté y viaja por Europa, viviendo las inquietudes de su tiempo: visita la Unión Soviética de Stalin en 1928, la Alemania nazi de Hitler en 1932 y en 1938 la tan anhelada Grecia. Figura compleja y en continua lucha entre el compromiso político y social, el rigor moral y la necesidad de dejarse llevar por sus instintos más naturales, Karin Boye acabará suicidándose el 23 de abril de 1941, día en que los nazifascistas invaden Grecia.
    Aparte de numerosas antologías poéticas, escribió cinco novelas de las que Kallocaína es la más conocida.
    EXTRACTO
    Muchos hallarán absurdo el libro que me dispongo a escribir -si es que me atreviera a pensar que serán «muchos» quienes lo lean-, puesto que abordo el trabajo por iniciativa propia, sin obedecer órdenes de nadie, y, aun así, no tengo del todo claro cuál es la intención. Quiero y debo, eso es todo. Con frecuencia cada vez más inexorable preguntan por las intenciones y el método de lo que se hace y se dice, de modo que no quede ni una sola palabra al azar, pero el autor de este libro se ha visto forzado a tomar el camino contrario, hacia lo sin sentido. Pues, aunque los años que llevo aquí como prisionero y como químico -serán más de veinte, calculo- han sido años de sobra llenos de trabajo y de premuras, existe algo que, sin duda, opina que no es suficiente, algo que me ha ido guiando y que me ha descubierto otro trabajo, uno que yo no tenía la menor posibilidad de descubrir, a pesar de tener en ello un interés profundo y doloroso. Ese trabajo estará cumplido cuando haya terminado el libro. Ni que decir tiene, soy consciente de lo ofensivos que mis polémicos escritos deben de resultarle al pensamiento racional y pragmático y, aun así, escribo.

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